Eduard Márquez. La decisione di Brandes
“Decidi tu” ingiunge Hofer a Brandes. Hofer è un mercante d’arte al servizio di Goering, Brandes è un pittore che ha il suo studio nella Parigi occupata dai tedeschi. Se Brandes vorrà riavere i suoi 68 quadri requisiti da Hofer dovrà consegnare una piccola tavola di 25 per 20 cm dipinta da Lucas Cranach il Vecchio e raffigurante la Vergine con il Bambino, un pezzo mancante alla collezione privata del gerarca nazista.
Walter Andreas Hofer è un personaggio autentico, uno dei tanti procacciatori d’opere d’arte per i potenti del tempo, mentre Brandes è la trasposizione letteraria del pittore Georges Braque che dovette subire un ricatto simile. Uno dei tanti casi di espropriazione di opere d’arte durante la guerra diventa l’occasione per lo scrittore catalano Eduard Márquez per narrare una storia tra memoria e destino. La vicenda di un antieroe che subisce la Storia e deve affrontare la sopraffazione, suo malgrado. Brandes non è mai stato un uomo deciso, consapevole che la scelta non comporta un rischio paragonabile a quello delle azioni di sabotaggio dei partigiani parigini.
In un lungo monologo interiore Brandes narra la vicenda ventidue anni dopo i fatti; consumato dal tumore è al termine della vita che riesamina cercando un istante che le dia un senso: “Forse non è il più felice né il più intenso, però sì, almeno, quello che dovrebbe servirmi a non serbarmi rancore per tutto quello che avrei potuto fare, per tutte le scelte sbagliate, per tutte le parole non dette.” Fin dalle prime righe siamo con Brandes, non tanto attendiamo come andrà a finire, temiamo invece un nuovo arrivo di Hofer e sul filo della narrazione facciamo nostre, un po’ per volta, le motivazioni che potrebbero condurre in una direzione piuttosto che in un’altra. Restiamo in bilico, indecisi come Brandes fino al momento in cui non potremo più, come lui, eludere la soluzione.
La ricerca della legittimazione della propria esistenza procede quadro dopo quadro. Ogni opera porta con sé le tappe della sua formazione creativa, i ricordi delle persone con cui ha diviso un tratto di vita. Ogni tela è unica e insostituibile. Il ricordo della madre, la figura del padre e la lettura serale del Milione – la scoperta del blu freddo come le pianure afgane -, gli anni e i compagni dell’Accademia delle Belle Arti, le donne amate. Nondimeno il Cranach ha per Brandes un valore del tutto personale: il padre e la madre si erano conosciuti davanti a un’opera del pittore tedesco e quel Cranach, che ora vuole Hofer, gli era stato donato dal padre in punto di morte. Ciascun quadro riempie un vuoto in una vita ormai divenuta un “cumulo di assenze”.
L’evocazione dei ricordi rende ancora più arduo decidere: i propri quadri e la propria vicenda umana e d’artista o un quadro altrui pur legato a un forte ricordo personale? È fra questi termini che si gioca la scelta imposta da Hofer? Brandes alla fine decide e mette in atto una piccola forma di resistenza contro il sopruso e l’arroganza del potere, cogliendo il momento significante dove: “Ci rimane solo quello che non ci tolgono, ed è il meglio di noi stessi”.
Giustino Pasciuti
Eduard Márquez, La decisione di Brandes, Trento, Keller, 2008 .
Genere: romanzo
Pubblicato: 18 maggio 2010 [Luca Maccarelli]
