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Luigi Balocchi. Il diavolo custode.

Due libri con la parola diavolo nel titolo. Non male. Di questi tempi. Di calma piatta. Va ricordato infatti che il diavolo è il primo rivoltoso in assoluto. Uno con gli attributi. Non si è mica rivoltato contro uno qualunque. Il padre eterno era il suo padrone. Mica bruscolini!
E di ribelli parlano i due romanzi.

Il primo “Il diavolo custode” ricostruisce la storia di un diavolo realmente esistito, tale Sante Pollastro o Pollastri nato a Novi Ligure nel 1899. Bandito di tutto riguardo. Finito in galera da bambino per un furto di carbone una volta fuori decide di alzare il tiro. E cominciano una serie di colpi da mozzare il fiato. Furti e rapine a manetta. E se incontra qualcuno che si mette per traverso il Santein non ci pensa un attimo, tira fuori la pistola e spara. Una scia di morti ammazzati tra le forze dell’ordine con una preferenza netta: “I regi”. Forse perché i caramba gli avevano ammazzato il cognato o forse perché la sorella di Sante avrebbe subito violenza da un carabiniere. Anzi si dice che si sarebbe dato latitante in via definitiva dopo aver ammazzato il regio violentatore.

Ma il Pollastri non amava neppure i fascisti si narra di scaramucce, risse, attacchi ai neri che scorrazzano per le campagne.

Inoltre si racconta che il Pollastri non rubasse solo per sé ma fosse assai generoso nei confronti dei più poveri e degli anarchici latitanti. Tale svolta verso l’anarchia si deve alla frequentazione dell’anarchico Renzo Novatore che si era unito alla banda del nostro per sfuggire ai fascisti e alle forze dell’ordine che lo ricercavano come disertore. Si era rifiutato di partire per la grande guerra. Il Novatore sarà ucciso nel 1922 in un’imboscata tesa dai regi carabinieri per catturare il Pollastri.

Dal 1920 al 1927 il Santein con la sua vita da delinquente antisistema diventa l’idolo del mondo anarchico e dei movimenti antifascisti.
Dopo l’uccisione nel 1926 di due carabinieri presso Mede e di due poliziotti nel novembre dello stesso anno in un’osteria di via General Covone a Milano il Pollastri è indicato come “Il Nemico pubblico numero uno” alla cui cattura si interessa addirittura Mussolini. Riparato a Parigi non sta con le mani in mano e partecipa al furto alla famosa gioielleria Rubel.
Ma a Parigi viene arrestato dalla squadra capitanata dal commissario Giovanni Rizzo (a cui si dice si ispirò Simenon per la creazione di Maigret).
Sul suo arresto si disse di tutto, anche che l’autore della soffiata fosse il massaggiatore di Costante Girardengo, concittadino del Pollastri. Proprio in quel periodo Girardengo era a Parigi per una sei giorni ciclistica. E sicuramente si erano visti. Sull’amicizia tra i due si può leggere il libro di Marco Ventura “Il campione e il bandito. La vera storia di Costante Girardengo e Sante Pollastro”, il Saggiatore 2008. E visto che ci siamo con le citazioni ricordiamo anche la canzone di De Gregori “Il bandito e il campione”.

La storia non è male, sicuramente non nuova, ma quello che è del tutto eccezionale è il modo di raccontare di Luigi Balocchi. Crea infatti un linguaggio basato su un italiano che prende espressioni, modi di dire, singole parole da un dialetto a metà strada tra la Liguria e il Piemonte. E ne viene fuori una nuova lingua. E mentre leggi il suo libro pian piano senti che ti risuona in testa. Come se qualcuno lo recitasse a voce alta.

Due diavoli. Due grandi ribelli. Due scrittori di tutto rispetto. Da seguire.

[vedi Alessandro Bertante, Al diavul]

Paolo Pozzi

Luigi Balocchi, Il diavolo custode, Milano, Meridiano zero, 2007 .
Genere: romanzo

Pubblicato: 29 giugno 2009 [Luca Maccarelli]