Carlo Bonini. ACAB. All cops are bastards
È la storia di tre celerini. Quei poliziotti addetti all’ordine pubblico, che contengono le ire degli ultras allo stadio, che sgombrano i centri sociali, che sorvegliano le manifestazioni operaie e studentesche. Del primo vengono declinati il nome e il cognome, Michelangelo Fournier; gli altri sono presentati con gli pseudonimi di battaglia “Drago” e “lo Sciatto”. Sono fascisti, neri di cuore e di convinzioni ideali.
La vicenda si apre con le pagine dedicate al G8 di Genova, nel 2001, impereggiabile prova di virilità democratica a cui i tre protagonisti hanno fornito il loro bravo contributo. Dovevano schiantare le congiure del “blocco nero” hanno finito per rompere le ossa a un manipolo di malcapitati. Fournier, davanti al giudice, parlerà di “macelleria messicana”.
Nelle ultime pagine l’inquadratura è sulla battaglia davanti alla discarica di Pianura, nel 2008, dove i celerini se la vedono con le frange più feroci e disperate della tifoseria napoletana, manovrate dalla camorra.
Tra Genova e Pianura ci stanno sei anni di domeniche in piazza, di tensioni, botte, sampietrini, bastoni, lacrimogeni, carpo a corpo, bottiglie, bulloni. Sei anni di scontri con bande di ultras che, al pari dei celerini, si proclamano fascistissimi. Ma che, nei celerini, individuano il peggiore dei nemici.
ACAB non è un romanzo, non è un saggio. Meglio: è narrativa, di qualità, costruita sulla base di una inchiesta. Sembrerebbe dunque uno di quegli oggetti narrativi non identificati che potrebbero appartenere alla cosidetta Nuova epica italiana, come definiti da certa critica militante.
Peccato che, nell’intrecciarsi di elementi documentati e di quelli palesemente narrativi, non sempre sia possibile una distinzione perchè l’autore non ne precisa i confini e non dichiara le fonti.
ACAB è un libro denso, aspro, scomodo. Che si legge d’un fiato.
Carlo Bonini, ACAB. All cops are bastards, Torino, Einaudi, 2009 (Stile Libero Big), pp. 191.
Genere: romanzo
Pubblicato: 4 marzo 2009 [Erregì]
