Giuseppe Lupo. La carovana Zanardelli. Romanzo.
Albori del Novecento. Lo stato unitario è ancora giovane. Nei primi anni di vita ha dovuto fare i conti con l’ostilità delle plebi meridionali impegnando l’esercito in una feroce azione di sradicamento del brigantaggio (qui, Luigi Guarnieri, I sentieri del cielo). Sul finire del secolo da poco concluso il movimento operaio è andato organizzando la resistenza al capitale; le sue avanguardie sono gli anarchici e i socialisti. Quattro anni prima, nel 1898, il generale Fiorenzo Bava Beccaris, a Milano, dichiara lo stato di assedio e spegne a cannonate la rivolta popolare contro il caro pane. Un conto preciso delle vittime, forse duecento, non è mai stato possibile. Passano tre anni e, nel 1901, l’anarchico Gaetano Bresci vendica quei morti: una pistolettata al cuore del re Umberto.
In queste poco confortevoli circostanze il bresciano Giuseppe Zanardelli, liberale, ex garibaldino, presidente del consiglio in carica, decide di intraprendere un viaggio nelle terre di Basilicata. Si tratta di una impresa che oggi diremmo di immagine o, se si vuole, di comunicazione, volta cioè a dimostrare, anche attraverso la stampa, l’attenzione del governo verso le croniche miserie del meridione.
Settembre 1902. L’uomo Zanardelli si avvia dunque in visita per le aspre terre lucane portandosi appresso un codazzo di varia umanità: un segretario, un organizzatore e cerimoniere, un medico personale, diversi politici, alcuni giornalisti, due fotografi, una banda di musicanti e, non ultime, due licenziose cameriere tuttofare. Sin dai primi giorni si aggrega alla carovana una compagnia di tre inglesi che giunge a bordo di una modernissima automobile. Tra questi figura una fascinosa miss Simonson le cui grazie non mancheranno di eccitare la fantasia della composita fauna maschile, Zanardelli compreso.
Il calendario di viaggio, puntualmente predisposto dall’organizzatore cerimoniere cavalier Negrofante, prevede di far tappa nei principali villaggi della campagna lucana. Per ogni tappa viene allestito uno speciale festeggiamento: cerimonie di benvenuto, canti patriottici, danze e folclore, discorsi, esibizioni pirotecniche ma soprattutto imponenti libagioni.
Il viaggio, a parte qualche trascurabile incidente di percorso, si svolge in un tripudio di entusiasmi popolari. Mentre il notabilato locale sgomita per sottoporre all’illustre ospite richieste, lagnanze, progetti per dar lustro al campanile, al fotografo Robilante sembra di intravedere i sinistri segnali della congiura.
Nella trama si intrecciano e sovrappongono eventi reali, che hanno il conforto della prova documentaria, e situazioni che sono invece frutto della fantasia dell’autore. Anche i personaggi sono per metà inventati e per l’altra metà presi di peso dalla storia. Qualche azzeccata citazione documentaria – dai discorsi ufficiali, dalle cronache giornalistiche – tiene lucida la patina del “realmente accaduto” e incrementa l’effetto verità.
Libro divertente, ironico, di scrittura raffinata. Godibilissimo.
Nella sezione “Regole e strumenti” una intervista con l’autore.
Giuseppe Lupo, La carovana Zanardelli, Venezia, Marsilio, 2008 (Romanzi e racconti), pp. 219.
Genere: romanzo
Pubblicato: 16 gennaio 2009 [Erregì]
