Modena. 1826. Dio ne salvi.
1826. Da settant’anni, a Modena, la Pubblica vendetta non aveva più castigato qualcuno colpevole di un delitto simile a quello che, nell’autunno, viene descritto in un documento stampato dalla più importante tipografia cittadina. Stampato e reso pubblico per dimostrare una verità: che… le scorrette inclinazioni possono facilmente condurre dal semplice traviamento a un ingiurioso disprezzo, e da questo alla barbarie. Il doloroso caso viene consegnato all’attenzione dei contemporanei e a quella dei posteri onde aborrire la strada del malcostume ed essere da questa triste esperienza ammaestrati.
Negli stessi anni, sempre a Modena, vive e lavora Giovan Battista Amici, grande e famoso astronomo e scienziato, con frequentazioni illustri sia politiche che scientifiche. Casualmente, per eredità, l’Amici è anche il proprietario della tipografia che stampa il documento di condanna (Archivio Guglielmo Pacchioni, b.6, f.9 -segnatura provvisoria - Modena, 1862).
Viene così da immaginare che le due storie, in qualche modo, si incrocino. E, dove si incrociano e si toccano, qui è invenzione letteraria. Il resto, tutto il resto, è storia.
- Il documento relazione_del_misfatto (PDF)
Il racconto dio_ne_salvi (PDF)
Pubblicato: 18 novembre 2008 [Annalisa Ferrari]
