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	<title>I documenti raccontano</title>
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	<description>Cerchiamo delle storie, storie di donne e uomini. Le cerchiamo negli archivi. Le studiamo. E poi restituiamo racconti.</description>
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		<title>Milano, 1932. Attorno all&#8217;orinatoio di Largo Cairoli</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 08:33:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Maccarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano. Archivio Martinitt e Stelline]]></category>
		<category><![CDATA[Storie dagli archivi]]></category>

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		<description><![CDATA[Una città peccaminosa, Milano, tentacolare, come si dice. E piena di inconfessabili attrattive. A don D., pretino un po&#8217; malconcio di una parrocchietta verso il lago di Como, doveva apparire così la città meneghina. E quel giorno, infatti, in Piazza della Scala, non aveva perso tempo. Adocchiato un giovinetto &#8211; che però, a dirla tutta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una città peccaminosa, Milano, tentacolare, come si dice. E piena di inconfessabili attrattive. </p>
<p>A don D., pretino un po&#8217; malconcio di una parrocchietta verso il lago di Como, doveva apparire così la città meneghina. E quel giorno, infatti, in Piazza della Scala, non aveva perso tempo.<br />
Adocchiato un giovinetto &#8211; che però, a dirla tutta, era più navigato di lui &#8211; aveva provato subito a rimorchiarlo. Detto e fatto: se lo era trascinato sulle panche del Duomo, nelle gallerie di sotto del Cimitero Monumentale, tra i confessionali di San Simpliciano, in una vertigine di voluttà per quelle tenere carni. </p>
<p>Diciassette anni, tipografo, disoccupato da pochi mesi, G. aveva capito subito come girava il mondo: certi uomini sganciavano bei soldi per certi giochini particolari&#8230;<br />
L&#8217;aveva imparato all&#8217;orinatoio di Largo Cairoli. L&#8217;orinatoio, infatti, era una palestra di vita: vi bazzicava una variegata umanità di approfittatori, tutti con un curriculum di tutto rispetto in materia. Si concedevano alle voglie di uomini insospettabili e poi li ricattavano, ripulendoli a dovere. Bastava metterli insieme ed il gioco era fatto. </p>
<p>Solo che questa volta il gioco era andato storto.<br />
Perché dopo le prime volte il pretino malconcio, con le voglie inconfessabili e il vizio della bottiglia, aveva vuotato il sacco. </p>
<p>Andò così che il verminaio attorno all&#8217;orinatoio di Largo Cairoli venne alla luce&#8230;</p>
<p><strong>Allegati:</strong><br />
<a href='http://www.idocumentiraccontano.it/wp-content/uploads/2011/11/1_Attorno_all_orinatoio_di_Largo_Cairoli.pdf.zip'>1_Attorno_all_orinatoio_di_Largo_Cairoli.pdf</a></p>
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		<title>Piacenza, 1546. Mastro Domenico e la monaca: un&#8217;insana passione nella Piacenza del Cinquecento</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 08:33:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Maccarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano. Archivio Martinitt e Stelline]]></category>
		<category><![CDATA[Storie dagli archivi]]></category>

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		<description><![CDATA[A sentir lui, Domenico de Bratis, la notte che lo prese il bargello a Piacenza, non aveva avuto a che fare carnalmente con Ludovica de Rossi, monaca nel monastero di San Raimondo. Solo un abboccamento così, per altre faccende. E sì, questo sì: un po&#8217; di tempo prima e per un bel pezzo, lui, mastro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A sentir lui, Domenico de Bratis, la notte che lo prese il bargello a Piacenza, non aveva avuto a che fare carnalmente con Ludovica de Rossi, monaca nel monastero di San Raimondo. Solo un abboccamento così, per altre faccende. </p>
<p>E sì, questo sì: un po&#8217; di tempo prima e per un bel pezzo, lui, mastro Domenico, e lei, la monaca, avevano avuto rapporti. Si erano presi e amati su un letto della foresteria, con suor Lucia Bellocchi a tenere bordone.<br />
Domenico non era mica il solo. Con altre monache, altri&#8230; Forse, cioè, non lo sapeva bene.<br />
Lui – che aveva avuto accesso al monastero per riparare certi ferri dell&#8217;organo della chiesa – con Ludovica era entrato presto in confidenza. E poi era successo quel che era successo, fino al giorno in cui lo avevano mandato a chiamare. </p>
<p>Solo che quella sera, quando era andato al monastero, al posto di Lodovica ci aveva trovato suor Lucia e le altre, che gli avevano messo in braccio un “putto”: il frutto di quelle notti passate sul letto della foresteria fra la passione e il peccato.<br />
Ecco, il “putto”, il suo ennesimo figlio, forse. Lo aveva portato quella notte stessa alla ruota dell&#8217;ospedale grande di Piacenza e prima di allontanarsi si era assicurato che il guardiano, svegliato di malavoglia dalla scampanellata, raccogliesse quel povero fagotto. </p>
<p>Poi tutto era stato tranquillo, lo giurava mastro Domenico de Bratis, fino alla notte del bargello. Lo giurava di fronte al consigliere ducale Pietro Filippo Martorello, capitano di giustizia, che lo interrogava in <em>camera examinationis</em> del carcere di Piacenza.</p>
<p><strong>Allegati:</strong><br />
<a href='http://www.idocumentiraccontano.it/wp-content/uploads/2011/11/2_Mastro_Domenico_e_la_monaca.pdf.zip'>2_Mastro_Domenico_e_la_monaca.pdf</a></p>
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		<title>“I Documenti Raccontano” &#8211; Ciclo di reading musicali</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 06:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Maccarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bacheca]]></category>
		<category><![CDATA[Milano. Archivio Martinitt e Stelline]]></category>

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		<description><![CDATA[17 dicembre 2011 &#8211; 15 dicembre 2012 18 incontri tra storia, teatro e musica per riscoprire piccole grandi storie del passato attraverso “la voce” dei documenti storici degli Istituti Milanesi Martinitt e Stelline a cura di Alessia Bedini &#8211; adattamento drammaturgico, voce recitante Emanuele &#8220;Manolo&#8221; Cedrone &#8211; percussioni: paesaggi sonori SURSUMCORDA Prende avvio sabato 17 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.idocumentiraccontano.it/wp-content/uploads/2011/12/Martinitt.jpg"><img src="http://www.idocumentiraccontano.it/wp-content/uploads/2011/12/Martinitt.jpg" alt="" width="667" height="348" class="alignleft size-full wp-image-725" /></a><br />
<strong>17 dicembre 2011 &#8211; 15 dicembre 2012</strong></p>
<p>18 incontri tra storia, teatro e musica<br />
<em>per riscoprire piccole grandi storie del passato attraverso “la voce” dei documenti storici degli Istituti Milanesi Martinitt e Stelline</em></p>
<p>a cura di<br />
Alessia Bedini &#8211; <em>adattamento drammaturgico, voce recitante</em><br />
Emanuele &#8220;Manolo&#8221; Cedrone &#8211; <em>percussioni: paesaggi sonori</em><br />
SURSUMCORDA</p>
<p>Prende avvio sabato 17 dicembre 2011, alle ore 18, al Museo Martinitt e Stelline di Milano (C.so Magenta 57) il Ciclo di reading musicali “I documenti raccontano”. Un itinerario di 18 incontri tra storia, teatro e musica alla riscoperta di fatti storici, episodi di vita quotidiana, vicende personali, che hanno fatto grande la Milano tra Ottocento e Novecento, la Milano moderna, operosa e benefica.</p>
<p>A partire dai documenti tratti dagli archivi di due enti storici di Milano, gli Orfanotrofi dei Martinitt e delle Stelline, istituzioni plurisecolari dedicate all’accoglienza, alla cura, all’educazione e all’istruzione di bambini e ragazzi in condizione di disagio, l’iniziativa condurrà il pubblico in un percorso di scoperta e riscoperta di atmosfere, immagini, sensazioni, gesti, di una volta.</p>
<p>Attraverso l’emozione e la suggestione della lettura scenica e della musica, curate da  interpreti di grande talento, Alessia Bedini e Emanuele “Manolo” Cedrone, del gruppo SURSUMCORDA, prenderanno vita le storie di personaggi del passato, protagonisti di una quotidianità lontana che può rivivere oggi grazie alla valorizzazione dei documenti d’archivio e del patrimonio inestimabile che racchiudono, la nostra memoria storica.</p>
<p>Ai reading musicali sarà possibile abbinare, a costo ridotto (5€), visite guidate al Museo Martinitt e Stelline, il primo museo milanese completamente interattivo e multimediale, inaugurato nel 2009, dedicato alla storia degli orfani più amati di Milano, profondamente legata alla storia sociale della città, e laboratori didattici di approfondimento dedicati all’analisi e all’utilizzo delle fonti d’archivio. CON PRENOTAZIONE.</p>
<p>I 18 appuntamenti si terranno nell’arco di un anno, fino a dicembre 2012, a cadenza mensile, con repliche nell’ambito di importanti manifestazioni culturali promosse a Milano e a livello nazionale, quali le celebrazioni per l’anniversario delle 5 Giornate di Milano, la XIV Settimana della Cultura, le Giornate Europee del Patrimonio.</p>
<p>L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto ideato e promosso dalla Regione Lombardia “I documenti raccontano” finalizzato al recupero, alla fruizione e alla valorizzazione degli archivi storici.</p>
<p><strong><em>I PRIMI APPUNTAMENTI IN PROGRAMMA:</em></strong></p>
<p><strong>SABATO 17 DICEMBRE 2011</strong></p>
<p>ore 18 reading musicale: “I tumulti del 1833”, “L&#8217;orfano Enrico Vaghi”, “Una nuova vita sulla Nave Scuola Scilla”<br />
SU PRENOTAZIONE &#8211; ore 17 visita guidata al Museo Martinitt e Stelline</p>
<p><strong>SABATO 21 GENNAIO 2012</strong></p>
<p>ore 18 reading musicale<br />
SU PRENOTAZIONE &#8211; ore 17 laboratorio didattico “I documenti raccontano”</p>
<p><strong>SABATO 25 FEBBRAIO 2012</strong></p>
<p>ore 18 reading musicale<br />
SU PRENOTAZIONE &#8211; ore 17 visita guidata al Museo Martinitt e Stelline</p>
<p>COSTO:<br />
<strong>L’ingresso ai reading è gratuito, con prenotazione</strong></p>
<p><strong>Le visite guidate al Museo e i laboratori didattici prenotati in occasione dei reading saranno a costo ridotto di 5€.</strong></p>
<p><em>Per la partecipazione è obbligatoria la prenotazione telefonando al numero 02/430065.22, da martedì a sabato dalle ore 10.30 alle ore 18.30 o inviando una e-mail a infomuseo@pioalbergotrivulzio.it</em></p>
<p>Per ulteriori informazioni: Museo Martinitt e Stelline – C.so Magenta, 57 (MI)</p>
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		<title>Milano, 1945. Fuoco amico</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 08:11:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Maccarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano. Archivio Martinitt e Stelline]]></category>
		<category><![CDATA[Storie dagli archivi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il martinin Franco P. era nato nel novembre 1927, unico figlio di Angelo, fabbricante di bastoni, e Carolina, occupata presso una ditta di arti grafiche. In seguito alla prematura morte del padre e ai gravi problemi di salute della madre, nel settembre del 1935 Franco venne accettato presso l’Orfanotrofio maschile di Milano, dove conseguì la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il martinin Franco P. era nato nel novembre 1927, unico figlio di Angelo, fabbricante di bastoni, e Carolina, occupata presso una ditta di arti grafiche.<br />
In seguito alla prematura morte del padre e ai gravi problemi di salute della madre, nel settembre del 1935 Franco venne accettato presso l’Orfanotrofio maschile di Milano, dove conseguì la licenza elementare con risultati poco più che sufficienti e iniziò a frequentare un corso di avviamento professionale.</p>
<p>Nel 1945, mentre proseguiva l’avanzata delle truppe alleate per la liberazione del Paese, Franco, ormai in possesso di una formazione scolastica e di un impiego stabile ed entrato nel diciottesimo anno di età, si trovava nelle condizioni previste dallo statuto per essere dimesso dall’Orfanotrofio.<br />
Il 24 aprile 1945, infatti, il Consiglio deliberò la definitiva autorizzazione alla dimissione del giovane.</p>
<p>L&#8217;esito della procedura non fu, tuttavia, immediato, e il 28 aprile 1945 Franco si trovava ancora presso la sede provvisoria dell’Istituto alla Baggina. </p>
<p>Per uno strano scherzo del destino, questo ritardo gli fu fatale&#8230;</p>
<p><strong>Allegati:</strong><br />
<a href='http://www.idocumentiraccontano.it/wp-content/uploads/2011/11/Dossier-fuoco-amico.pdf.zip'>Dossier &#8211; fuoco amico.pdf</a></p>
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		<title>Milano, 1902. Zero in condotta</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 08:09:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Maccarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano. Archivio Martinitt e Stelline]]></category>
		<category><![CDATA[Storie dagli archivi]]></category>

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		<description><![CDATA[Umberto Negroni varcò per la prima volta il portone dell’Istituto Derelitti di Milano il 27 settembre 1902, all’età di 13 anni. Le sue “cause della derelizione”, come allora venivano definite, sono sinteticamente annotate sul frontespizio del suo fascicolo personale: “padre in carcere e madre in Svizzera”. A scuola e in istituto Umberto si distinse subito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Umberto Negroni varcò per la prima volta il portone dell’Istituto Derelitti di Milano il 27 settembre 1902, all’età di 13 anni.<br />
Le sue “cause della derelizione”, come allora venivano definite, sono sinteticamente annotate sul frontespizio del suo fascicolo personale: “padre in carcere e madre in Svizzera”.</p>
<p>A scuola e in istituto Umberto si distinse subito per il carattere indisciplinato. “Veri discoli, sobillatori e corruttori della classe” scrisse di lui e di tre suoi compagni il maestro di scuola. Tra essi figurava anche Anacleto Venturini, la cui vicenda si intreccerà ripetutamente con quella di Negroni.<br />
Nei mesi seguenti, il contegno di Umberto non migliorò. Dal momento che il ragazzo continuava a costituire un pericoloso esempio per i compagni, si dispose il suo trasferimento in un altro Istituto: la scelta cadde sulla nave scuola “Redenzione” fondata dal prof. Nicolò Garaventa, a Genova, nel 1883.</p>
<p>Umberto partì da Milano la mattina del 4 luglio 1903 col il diretto delle 6.55 che arrivava a Genova alle 10.15. Il ragazzo era vestito con la sua divisa color cenere e portava con sé un piccolo corredo formato da 2 paia di mutande, 6 fazzoletti, 4 paia di calze e 2 di scarpe.<br />
Appena messo piede a bordo, Umberto esclamò: “mi han messo qui con l&#8217;inganno. Io navigare non voglio e non voglio stare e me ne andrò magari cento volte”. Le premesse non erano dunque delle migliori e il seguito confermò la cattiva disposizione del derelitto&#8230;</p>
<p><strong>Allegati:</strong><br />
<a href='http://www.idocumentiraccontano.it/wp-content/uploads/2011/11/Dossier-Zero-in-condotta.pdf.zip'>Dossier &#8211; Zero in condotta.pdf</a></p>
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		<title>Milano, 1940. Tutta colpa di un&#8217;elica</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 08:08:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Maccarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano. Archivio Martinitt e Stelline]]></category>
		<category><![CDATA[Storie dagli archivi]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli anni Trenta, l&#8217;Alfa Romeo scrisse la storia dell&#8217;automobilismo grazie ai trionfi di piloti come Tazio Nuvolari, Giuseppe Campari e altri, ma, nonostante i numerosi successi, la fabbrica attraversava anche un momento di grave crisi economica. La ristrutturazione organizzativa delle officine venne affidata a Ugo Gobbato, brillante ingegnere trevigiano, con l&#8217;incarico di Direttore generale, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli anni Trenta, l&#8217;Alfa Romeo scrisse la storia dell&#8217;automobilismo grazie ai trionfi di piloti come Tazio Nuvolari, Giuseppe Campari e altri, ma, nonostante i numerosi successi, la fabbrica attraversava anche un momento di grave crisi economica. </p>
<p>La ristrutturazione organizzativa delle officine venne affidata a Ugo Gobbato, brillante ingegnere trevigiano, con l&#8217;incarico di Direttore generale, e in sei anni la fabbrica presso il Portello di Milano fu totalmente riorganizzata e tornò a produrre non solo autovetture, autocarri e motori di aviazione di alta qualità, ma anche eliche destinate alla costruzione di aerei militari.</p>
<p>In quegli anni iniziò la collaborazione con le Officine meccaniche reggiane, e, nel 1940, si completò la progettazione dell&#8217;apparecchio sperimentale RE.2001, per il quale il Ministero dell&#8217;Aeronautica affidò la seconda fase di sperimentazione al conte e ten. Col. Pietro Scapinelli di Leguigno, uno dei più brillanti aviatori italiani, innamorato del volo e dei velivoli.<br />
A Reggio Emilia Scapinelli era conosciuto non solo per le sue capacità di pilota, che gli avevano valso la vittoria di numerosi premi, ma anche per le abilità sportive che ne facevano un asso del tennis e, soprattutto, del ciclismo.</p>
<p>Il 14° volo sperimentale partì alle ore 17,15 del 14 marzo 1941&#8230;</p>
<p><strong>Allegati:</strong><br />
<a href='http://www.idocumentiraccontano.it/wp-content/uploads/2011/11/Dossier-Tutta-colpa-di-unelica.pdf.zip'>Dossier &#8211; Tutta colpa di un&#8217;elica.pdf</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Milano, 1936. Il marito Romeo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 11:59:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Maccarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano. Archivio Martinitt e Stelline]]></category>
		<category><![CDATA[Storie dagli archivi]]></category>

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		<description><![CDATA[Rosa Marchini era considerata una signora di grande affidabilità. Nata nel 1902, abitava in via Mac Mahon 109 e dal 1936 lavorava presso la vicina sede dell&#8217;Alfa Romeo del Portello. In quegli anni l&#8217;Alfa Romeo era un&#8217;azienda strategica per il progetto di riarmo del regime fascista: in fabbrica non si producevano solo vetture ma anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rosa Marchini era considerata una signora di grande affidabilità.</p>
<p>Nata nel 1902, abitava in via Mac Mahon 109 e dal 1936 lavorava presso la vicina sede dell&#8217;Alfa Romeo del Portello. In quegli anni l&#8217;Alfa Romeo era un&#8217;azienda strategica per il progetto di riarmo del regime fascista: in fabbrica non si producevano solo vetture ma anche eliche e motori per aerei da combattimento.</p>
<p>L&#8217;affidabilità della signora Marchini fu tale da indurre il direttore Gobbato a nominarla, in una lettera del 5 aprile 1944, come responsabile del trasferimento e della conservazione dell&#8217;Archivio della Direzione generale.<br />
Dalle &#8220;note caratteristiche&#8221; compilate annualmente dall&#8217;Ufficio personale dell&#8217;Alfa Romeo e conservate nel fascicolo personale della Marchini emerge il ritratto della perfetta segretaria, in termini di affidabilità e capacità.</p>
<p>Su Rosa Marchini incombeva però l&#8217;ombra di una figura problematica e decisamente scomoda. La segretaria perfetta aveva un problema: suo marito Romeo.</p>
<p><strong>Allegati:</strong><br />
<a href='http://www.idocumentiraccontano.it/wp-content/uploads/2011/11/Il-marito-Romeo.zip'>Il marito Romeo</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Milano, 1939. Zaino in spalla</title>
		<link>http://www.idocumentiraccontano.it/documenti/702/</link>
		<comments>http://www.idocumentiraccontano.it/documenti/702/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 13:58:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Maccarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano. Archivio Martinitt e Stelline]]></category>
		<category><![CDATA[Storie dagli archivi]]></category>

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		<description><![CDATA[Alberto Manzini, classe 1864, di origini piacentine, era entrato al Pio albergo Trivulzio nel gennaio del 1936. Il 19 agosto 1939 – come segnala il direttore &#8211; il vecchio lasciò l’Istituto &#8220;in regolare licenza estiva, su richiesta del figlio&#8221;. Tuttavia, la sua permanenza presso la casa del congiunto non si dovette protrarre a lungo, forse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alberto Manzini, classe 1864, di origini piacentine, era entrato al Pio albergo Trivulzio nel gennaio del 1936. </p>
<p>Il 19 agosto 1939 – come segnala il direttore &#8211; il vecchio lasciò l’Istituto &#8220;in regolare licenza estiva, su richiesta del figlio&#8221;. Tuttavia, la sua permanenza presso la casa del congiunto non si dovette protrarre a lungo, forse solo qualche ora, giusto il tempo necessario per mettere a punto gli ultimi dettagli del viaggio che già da tempo l&#8217;anziano aveva progettato e che finalmente si apprestava a compiere.</p>
<p>Era certamente di primo mattino, quando, indossata la divisa del Trivulzio e con un sacco da montagna sulle spalle, Manzini lasciò la casa del figlio. Ad aspettarlo non vi era nessuna automobile, né il vecchio aveva in tasca un biglietto del treno o del pullman; solo un taccuino, dove egli aveva annotato tutte le località principali &#8211; con le relative distanze &#8211; che avrebbe dovuto toccare lungo il suo cammino. Camminando dalle 5 e 30 del mattino fino a mezzogiorno e dalle 13 e 30 a sera, ogni giorno il vecchio avrebbe percorso dai 30 ai 35 chilometri, deciso a raggiungere la sua meta&#8230;</p>
<p><strong>Allegati: </strong><br />
<a href='http://www.idocumentiraccontano.it/wp-content/uploads/2011/10/Dossier-Zaino-in-spalla.zip'>Dossier &#8211; Zaino in spalla</a></p>
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		<title>Milano, 1949. Da Milano a Sidi-Bel-Abbes: fuga verso la Legione straniera</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 13:09:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Maccarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano. Archivio Martinitt e Stelline]]></category>
		<category><![CDATA[Storie dagli archivi]]></category>

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		<description><![CDATA[La vicenda ha inizio a Milano tra la fine degli anni ’40 e i primi anni ’50. La Seconda guerra mondiale è finita da qualche tempo ma la città è ancora profondamente segnata dalle distruzioni causate dai bombardamenti alleati. Rosina è una donna non più giovanissima, dalla salute malferma e con un figlio a carico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vicenda ha inizio a Milano tra la fine degli anni ’40 e i primi anni ’50. La Seconda guerra mondiale è finita da qualche tempo ma la città è ancora profondamente segnata dalle distruzioni causate dai bombardamenti alleati.</p>
<p>Rosina è una donna non più giovanissima, dalla salute malferma e con un figlio a carico, Giampaolo, nato dalla relazione con un uomo che non ha voluto riconoscerlo. La donna vive in un appartamento in affitto con altre due famiglie in zona piazzale Dateo e lavora come operaia in uno stabilimento tessile. Non essendo in grado di accudire il figlio, è costretta ad affidarlo alle cure di istituti di assistenza minori, ma il ragazzo è indisciplinato e svogliato negli studi, e la sua condotta “non confacente al buon andamento della comunità” gli causa l&#8217;allontanamento ripetuto da tutti gli istituti che accettano di accoglierlo.</p>
<p>Quando Giampaolo ha diciannove anni, è ancora vivace, irrequieto, non si rassegna a un’esistenza “normale”, e sogna invece di condurre una vita avventurosa, di fuggire dal futuro al quale la sua condizione sociale lo condanna. </p>
<p>Con due amici, Mario e Alberto, come lui in cerca della “grande avventura”, Giampaolo decide di fuggire da casa per realizzare il proprio sogno, che pensa possa trasformarsi in realtà con l’arruolamento nella Legione straniera francese, ma ancora non sa quale incubo lo aspetta&#8230;</p>
<p><strong>Allegati:</strong><br />
<a href='http://www.idocumentiraccontano.it/wp-content/uploads/2011/10/Dossier-Fuga-verso-la-Legione-straniera.zip'>Dossier &#8211; Fuga verso la Legione straniera</a></p>
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		<title>Milano, 1905. Un vecchio giustiziere</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 14:16:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Maccarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano. Archivio Martinitt e Stelline]]></category>
		<category><![CDATA[Storie dagli archivi]]></category>

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		<description><![CDATA[La mattina del 27 dicembre 1905, poco dopo le otto, due agenti di polizia si presentarono al portone del Pio albergo Trivulzio. È facile immaginare lo stupore che l’evento dovette suscitare tra il personale e tra gli stessi ricoverati, quando si seppe che gli agenti erano venuti per uno di loro. Fu subito chiaro che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mattina del 27 dicembre 1905, poco dopo le otto, due agenti di polizia si presentarono al portone del Pio albergo Trivulzio. </p>
<p>È facile immaginare lo stupore che l’evento dovette suscitare tra il personale e tra gli stessi ricoverati, quando si seppe che gli agenti erano venuti per uno di loro. Fu subito chiaro che non si trattava di una questione di ubriachezza o di una lite, come altre volte era successo, ma l’accusa questa volta era ben più grave: tentato omicidio.</p>
<p>Giuseppe Varisco, questo il nome dell&#8217;imputato, aveva 67 anni e si trovava al Trivulzio da cinque mesi.<br />
Gli agenti, dopo averlo preso in consegna, lo fecero salire sopra una vettura e lo portarono alla Questura centrale in S. Fedele, dove il vecchio raccontò cosa era davvero successo&#8230;</p>
<p><strong>Allegati:</strong><br />
<a href='http://www.idocumentiraccontano.it/wp-content/uploads/2011/10/Dossier-Un-vecchio-giustiziere.zip'>Dossier &#8211; Un vecchio giustiziere</a></p>
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