Piacenza, 1546. Mastro Domenico e la monaca: un’insana passione nella Piacenza del Cinquecento
A sentir lui, Domenico de Bratis, la notte che lo prese il bargello a Piacenza, non aveva avuto a che fare carnalmente con Ludovica de Rossi, monaca nel monastero di San Raimondo. Solo un abboccamento così, per altre faccende.
E sì, questo sì: un po’ di tempo prima e per un bel pezzo, lui, mastro Domenico, e lei, la monaca, avevano avuto rapporti. Si erano presi e amati su un letto della foresteria, con suor Lucia Bellocchi a tenere bordone.
Domenico non era mica il solo. Con altre monache, altri… Forse, cioè, non lo sapeva bene.
Lui – che aveva avuto accesso al monastero per riparare certi ferri dell’organo della chiesa – con Ludovica era entrato presto in confidenza. E poi era successo quel che era successo, fino al giorno in cui lo avevano mandato a chiamare.
Solo che quella sera, quando era andato al monastero, al posto di Lodovica ci aveva trovato suor Lucia e le altre, che gli avevano messo in braccio un “putto”: il frutto di quelle notti passate sul letto della foresteria fra la passione e il peccato.
Ecco, il “putto”, il suo ennesimo figlio, forse. Lo aveva portato quella notte stessa alla ruota dell’ospedale grande di Piacenza e prima di allontanarsi si era assicurato che il guardiano, svegliato di malavoglia dalla scampanellata, raccogliesse quel povero fagotto.
Poi tutto era stato tranquillo, lo giurava mastro Domenico de Bratis, fino alla notte del bargello. Lo giurava di fronte al consigliere ducale Pietro Filippo Martorello, capitano di giustizia, che lo interrogava in camera examinationis del carcere di Piacenza.
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2_Mastro_Domenico_e_la_monaca.pdf
Pubblicato: 20 gennaio 2012
