Milano, 1932. Attorno all’orinatoio di Largo Cairoli
Una città peccaminosa, Milano, tentacolare, come si dice. E piena di inconfessabili attrattive.
A don D., pretino un po’ malconcio di una parrocchietta verso il lago di Como, doveva apparire così la città meneghina. E quel giorno, infatti, in Piazza della Scala, non aveva perso tempo.
Adocchiato un giovinetto – che però, a dirla tutta, era più navigato di lui – aveva provato subito a rimorchiarlo. Detto e fatto: se lo era trascinato sulle panche del Duomo, nelle gallerie di sotto del Cimitero Monumentale, tra i confessionali di San Simpliciano, in una vertigine di voluttà per quelle tenere carni.
Diciassette anni, tipografo, disoccupato da pochi mesi, G. aveva capito subito come girava il mondo: certi uomini sganciavano bei soldi per certi giochini particolari…
L’aveva imparato all’orinatoio di Largo Cairoli. L’orinatoio, infatti, era una palestra di vita: vi bazzicava una variegata umanità di approfittatori, tutti con un curriculum di tutto rispetto in materia. Si concedevano alle voglie di uomini insospettabili e poi li ricattavano, ripulendoli a dovere. Bastava metterli insieme ed il gioco era fatto.
Solo che questa volta il gioco era andato storto.
Perché dopo le prime volte il pretino malconcio, con le voglie inconfessabili e il vizio della bottiglia, aveva vuotato il sacco.
Andò così che il verminaio attorno all’orinatoio di Largo Cairoli venne alla luce…
Pubblicato: 20 gennaio 2012
