Milano, 1950. Sorella Morfina
Al principio del mese di agosto del 1950, la farmacista del Pio albergo Trivulzio si accorse di un anomalo consumo di fiale di Dolisina, un antidolorifico dall’azione simile a quella della morfina. Fatte le prime verifiche, l’ammanco risultò evidente, e di ciò la dottoressa diede notizia alla suora addetta alla farmacia. Pochi giorni più tardi fu la stessa religiosa, che, entrando nel locale, trovò aperto il cassetto nel quale veniva riposta la Dolisina: qualcuno aveva sottratto una confezione da 50 fiale e altre 10 risultavano mancanti in una scatola già aperta.
A questo punto anche i responsabili dell’Istituto vennero messi al corrente del fatto e subito iniziarono le indagini interne, dalle quali emerse che, alcuni giorni prima, un’altra suora aveva cercato di ottenere della Dolisina. Si trattava di una giovane religiosa, la quale – stando a quanto appurato – aveva fatto richiesta del farmaco perché sollecitata da una lettera che conteneva 5000 lire e la preghiera di procurare il medicinale. Ad avvalorare questa ricostruzione dei fatti, la mattina successiva, vicino alla porta dell’abitazione del direttore, venne trovata una breve lettera, con la quale un’anonima ex infermiera dell’Istituto scagionava le suore da ogni addebito e assumeva su di sé tutte le colpe, provvedendo a rifondere il danno con 10.000 lire.
La confessione anonima non dovette tuttavia convincere completamente il direttore e l’indagine proseguì. Da una testimonianza era infatti emerso che la suora era stata vista entrare in farmacia a un’ora insolita e ne era uscita poco dopo con in mano un involto…
Allegati:
Dossier – Sorella Morfina
Pubblicato: 20 ottobre 2011
