Milano, 1803. Resistenza e fuga dal servizio militare
Il 21 dicembre 1802, il prefetto di polizia del dipartimento dell’Olona Luini, scrivendo al Ministro della Guerra, lo informava che il vice prefetto di Pavia aveva segnalato una forte diserzione nella truppa di guarnigione di quella città. Quest’ultimo aveva sollecitato le autorità locali, mediante un’apposita circolare, a impegnarsi per l’arresto dei fuggitivi. Meno di un mese dopo, il 14 gennaio 1803, lo stesso Luini riferiva che dei tredici disertori scappati ben dieci erano stati arrestati: tre erano stati già tradotti al consiglio di guerra per essere giudicati, e gli altri erano stati consegnati alla polizia del rispettivo corpo.
Il 5 aprile 1803, il capo della divisione di polizia Banfi, scrivendo a Francesco Melzi, vice-presidente della Repubblica Italiana, di cui Napoleone Bonaparte era presidente, riferiva che oltre quaranta giovani della zona di Erba erano partiti per l’Inghilterra per sottrarsi al servizio militare.
Pochi giorni dopo, il 10 aprile, un parroco mentre leggeva una circolare sulla coscrizione in una chiesa di Tirano era stato insultato dalla popolazione. E come se non bastasse, il 14 aprile dello stesso anno, a Gravedona, la forte contrarietà della popolazione era sfociata in percosse e ferite al cancelliere della comunità Vanella, impegnato nelle operazioni relative alla coscrizione: il funzionario “era stato di notte assalito e percosso da Gaetano Omboni, per malevolenza concepita a causa delle operazioni relative alla coscrizione militare”.
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Pubblicato: 11 aprile 2011
