Mantova, 1886. Esposto indifeso, ladro di spighe
Il mese di agosto a Mantova non è un mese facile, ma l’agosto del 1886 per il presidente del Consiglio Ospitaliero è particolarmente travagliato, tormentato com’è da un rovello che non gli dà pace. Oggetto del contendere è un bambino esposto affidato a una coppia di Curtatone, sul quale giungono notizie confuse, ma di certo non confortanti. Sembra che il bambino venga lasciato “molte ore nello sterco”. Occorre che l’amico sindaco Fantina vada al fondo della faccenda e risolva questa “graziosa bagatella”. Che il sindaco usi tutti gli espedienti, “veda, osservi, domandi, cerchi, tenti anche qualche donnetta (le donne, si sa, sono maledette per pescare il vero)”. Perché la situazione è intricata.
Ma il sindaco tentenna, il parroco assicura della buona fede degli affidatari, il vicino di casa dichiara senza dubbio alcuno che il giovinetto ha un trattamento “da città”, “e cioè minestre a pranzo, con pietanza a tutti i pasti – vestito pulito con abiti speciali per la festa”, e per la sua moralità ogni giorno viene mandato a scuola e, alla sera, gli si insegnano le orazioni. Il Fava, che si professa “buon padre” affidatario, si sente offeso e chiede giustizia.
E mentre si cerca di far luce, la situazione precipita: il giovinetto è accusato di furto, avrebbe rubato delle spighe di frumento nella corte di un vicino. Non si può evitare il processo penale: è stato costretto dal padre o è una “testa balzana” da chiudere in riformatorio?
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Pubblicato: 7 giugno 2010
