Mantova, 1951. Con l’acqua alla gola
Novembre 1951. Dopo la fine del conflitto, la ripresa dell’Italia è lenta e faticosa. È il dopoguerra fatto di limitazioni, stenti e ricostruzioni difficili. Nei giorni dal 7 al 13 novembre in tutta l’immensa pianura padana cade una pioggia fitta e insistente. Si tratta di piovaschi eccezionali, fuori dal comune; il freddo è pungente e il cielo, sempre grigio, sembra voler rovesciare tutte le sue nuvole. Il Po, per la pressione della piena, pian piano si gonfia come un mostro gigantesco.
All’improvviso, nella notte tra il 13 e il 14 novembre, attraverso tre grandi falle negli argini maestri, il fiume rigetta una terrificante massa d’acqua, invadendo case, terre coltivate, fattorie e paesi. Non esiste possibilità di difesa. Le tracimazioni più gravi si verificano tra il 14 e il 15 novembre, finché la provincia di Rovigo e una parte delle province di Mantova e Venezia non vengono sommerse.
Un fiume torbido e schiumoso, quasi senza incontrare ostacoli, scende verso la bassa pianura, trascinando ogni cosa.
È l’alluvione.
Si preannunciano anni di miseria, quella che, sul grande fiume, come dicono i personaggi di Bacchelli, viene sempre in barca.
Pubblicato: 24 novembre 2009
