Milano, 1910. Beffe anarchiche
12 giugno 1910, domenica. Quando rientrò nel dormitorio, l’assistente Merli si accorse che sul suo letto erano appoggiati alcuni oggetti. Era il contenuto del cassetto del suo tavolino, che, nel frattempo, era sparito. Nei giorni seguenti il personale dell’Istituto venne impegnato nelle ricerche del mobile, ma senza risultato. Furono ispezionate camerate, laboratori, locali di servizio, sotterranei, ma del tavolino non sembrava esserci più traccia.
Finché, il 17 giugno, l’economo con l’inserviente Rovera decisero di scendere nei sotterranei della scuola di disegno, che non erano ancora stati ispezionati. Lungo un corridoio notarono una porta chiusa a chiave e con due lucchetti. Insospettiti, decisero di forzarne la serratura, che cedette dopo qualche sforzo. Si trovarono così in una cantina senza finestre, dove, nella penombra, intravidero il tavolino che stavano cercando.
Dopo aver illuminato la stanza con una lampada si resero conto che si trattava di una vera e propria sala riunioni, con sedili, lampade, penne, matite, quaderni, bottiglie, un bicchiere e un salvadanaio. Appese, vi erano poi due cornici: una conteneva i testi degli inni agli anarchici Sante Caserio e Gaetano Bresci, l’altra il Regolamento di un’associazione segreta, le cui finalità erano dichiarate nel primo articolo: «Questa società fondata tra gli orfani (Martinitt) prosegue con idee anarchiche e rivoluzionarie è fatta a scopo di beffeggiare i superiori».
Pubblicato: 18 settembre 2009
