Mantova, 1862. L’infelice Rosina
Rosina Stefanini, giovane fantesca dei Buris, accudisce i bambini della casa. È da due anni al servizio della famiglia e accompagna spesso i padroni in villeggiatura a Governolo. La sera del 19 febbraio 1862, Rosina è strana e allegra: accetta il cibo che il cuoco le porta dicendo: “ora che ho mangiato bene morirei piena”, e dà la minestra al figlio dei Buris borbottando: “tanto è l’ultima volta”.
Quella stessa notte Caterina, cameriera al servizio nella casa, sente piangere il bambino. I signori sono in campagna, e nel palazzo è presente solo la servitù. La donna si alza per andare a vedere cosa succede - non c’è Rosina con il bimbo? -, ma quando arriva nella stanza, la trova vuota, vede la finestra aperta e sente rumori provenire dal tetto della scuderia: è Rosina, che cammina sulla grondaia. E che in un attimo si butta di sotto.
Cosa è successo? È stata spinta o si è buttata? E perché?
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Pubblicato: 25 giugno 2009
