1934. Lumezzane, Valtrompia. Gli esordi di un discolo.
Vittorino è cresciuto male, chissà perché. Riottoso ad ogni disciplina non ne vuol sapere di metter la testa a posto. In classe disturba, secondo la maestra è “veramente deficiente“, saccheggia le tasche dei compagni, ruba in casa, acciuffa biciclette non sue. Come se non bastasse ha l’abitudine di “assentarsi di casa otto o dieci giorni e notte sensa che i suoi genitori sappia dove si trova”. E ha solo dieci anni.
Non resta che cercare di raddrizzarlo in qualche modo, magari rinchiudendolo in qualche istituto di correzione. Ci provano: il padre, il prete, il podestà. Che rivolgono ripetute ed accorate istanze a tribunali e prefetture e preture e ministero. Invano. Secondo il Ministero di Giustizia, a cui giunge la domanda di soccorso, il giovane non è sufficientemente “traviato“.
Ma intanto il discolo non demorde. E le procedure per renderlo inoffensivo proseguono.
Finché nell’agosto del 1935 viene avviato al Riformatorio Giudiziario di Cairo Montenotte, nell’entroterra di Savona.
Savona è lontana da Lumezzane. Vittorino ha undici anni.
Pubblicato: 4 marzo 2009
