1831. Polaveno, Valtrompia. Misfatto sul monte Faito.
Maria se ne era andata dal marito, Carlo Peli, già da tempo. Se ne era andata “illegalmente“, come preciseranno in seguito le autorità. La donna non era però rimasta sola, anzi. Le compagnie maschili che abitualmente frequentava avevano provocato in paese non pochi pettegolezzi. Che col tempo si erano trasformati in pubblica riprovazione. Il comune di Polaveno era un piccolo borgo, neanche mille abitanti, dove tutti si conoscevano.
Il marito cocu, carico di rancore, aveva proibito in modo assoluto al figliolo Giò Batta di frequentare la madre.
Nella notte tra l’8 e il 9 giugno 1831, Carlo Peli non fece ritorno a casa per dormire. Il giorno appreso, di buon mattino, Giò Batta si mise subito alla ricerca del padre. Lo ritrovò, cadavere, sepolto sotto un cumulo di fascine in un castagneto di loro proprietà sul monte Faito. Il referto chiarì che era “stato assassinato con due forti contusioni nel didietro della testa“. Non c’erano indizi di sorta ma gli inquirenti cominciarono sin dal primo giorno a sospettare della moglie.
Ma la faccenda si rivelò tutt’altro che semplice. Vi erano altri in paese che potevano trarre un qualche vantaggio dalla morte del defunto Carlo Peli.
Pubblicato: 4 marzo 2009
