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Milano 1848. Le cinque giornate dei Martinitt.

Milano, 18 marzo 1848. Come a Venezia  la popolazione insorge contro il dispotismo imperiale. Nel corso dei cinque giorni di cruenti combattimenti la infermeria dei Martinitt viene utilizzata per curare i feriti, viene messa a disposizione una ambulanza, le fascine di legname dell’istituto sono utilizzate per le barricate di Porta Tosa. Ma soprattutto, nel fuoco della battaglia, sono i piccoli orfani a rendersi utili. Un cronista ricorda che ”sgattaiolavano in mezzo alla folla e alle barricate colla noncuranza della loro età”. Le loro gesta verranno ricordate nel dramma di Emilio de Marchi dal titolo 1848.

Il 23 marzo il vecchio Radetzky ordina la ritirata, la città è finalmente libera. Nei giorni successivi il Governo provvisorio recluta i Martinitt come staffette per il Comitato di Guerra e come aiuti per il Comitato di Sicurezza pubblica e per il Comando della Guardia Nazionale.

Quella prima guerra finisce, come sappiamo, con il rientro degli austriaci a Milano nel mese di agosto. Per i Martinitt quella è tuttavia solo una prima prova. Altro impegno e sacrificio spenderanno nelle successive battaglie per l’indipendenza nazionale.

Pubblicato: 27 novembre 2008