L’orfano Enrico Vaghi, anarchico, espulso, eroe (1885 - 1955).
Enrico Vaghi è un orfano. Enrico Vaghi è una testa calda. Lo è stato fin dai primi giorni del suo arrivo ai Martinitt dove entra quando ha poco più di otto anni. Ne ha quindici quando viene individuato come uno dei capi della rivolta, quella del giugno 1892. Coltiva idee sovversive, legge libri proibiti di socialismo e di anarchia. E poi protesta, sobilla, istiga. Una testa calda. Così lo cacciano dai Martinitt, se la è cercata.
Una volta fuori però l’Istituto lo tiene d’occhio perché non faccia proseliti tra gli altri orfani. Anche la polizia se ne occupa; in seguito ad una convocazione in questura si spaventa e cambia città.
Di lui si perdono le tracce un anno dopo l’espulsione. Non ha parenti, non ha legami. Viene arruolato nell’esercito e, non si sa come, finisce nelle truppe coloniali.
Il suo ultimo giorno lo vive sulle alture della conca di Adua dove le truppe italiane vengono annientate dalle armate del Negus. È allora che l’Istituto si ricorda dell’orfano; una nota del direttore ricorda che “Si è … riabilitato cadendo eroicamente ad Adua nel 1896 a 22 anni”. Riabilitato cadendo eroicamente. Enrico Vaghi ne avrebbe fatto volentieri a meno.
Pubblicato: 7 ottobre 2008
